Che cos’è una dehesa semplificata? Tre segnali che indicano una carenza di rigenerazione
Che cos’è una dehesa semplificata? Tre segnali che indicano una carenza di rigenerazione

Che cos’è una dehesa semplificata? Tre segnali che indicano una carenza di rigenerazione

L’assenza di vegetazione arbustiva, la mancanza di giovani alberi e il pascolo continuo senza adeguati periodi di riposo possono trasformare la dehesa in un paesaggio omogeneo, invecchiato e con una ridotta capacità di rinnovamento.

A prima vista, una dehesa caratterizzata da alberi sparsi e da un pascolo uniforme può trasmettere un’immagine di ordine e buona manutenzione. Tuttavia, questa apparente pulizia può nascondere un problema importante: la perdita degli elementi che consentono all’ecosistema di rigenerarsi e conservarsi nel lungo periodo.

In questa seconda pubblicazione dedicata al documento “Gestione del bestiame e della vegetazione arbustiva per la rigenerazione della dehesa”, il progetto LIFE ScrubsNet approfondisce il concetto di dehesa semplificata e i segnali che permettono di riconoscerla.

Secondo il protocollo, una dehesa può essere considerata semplificata quando presenta almeno due delle seguenti tre caratteristiche: assenza dello strato arbustivo, mancanza di una struttura diversificata per età della componente arborea e pascolo continuo, senza riposo estivo e con un carico di bestiame eccessivo.

Un paesaggio omogeneo che perde la capacità di rinnovarsi

La semplificazione riduce la varietà degli ambienti presenti nella dehesa. Le macchie di vegetazione arbustiva scompaiono, gli alberi giovani sono scarsi o del tutto assenti e la maggior parte della componente arborea appartiene alla stessa generazione, ormai invecchiata.

Questa omogeneità non è soltanto una questione paesaggistica. Quando gli alberi adulti muoiono e non esistono nuovi esemplari in grado di sostituirli, la densità arborea diminuisce progressivamente. Il risultato è una dehesa che può continuare a sembrare funzionale per anni, ma il cui futuro è compromesso.

Il documento definisce dehesas fossili quelle che conservano alberi adulti, ma non presentano una rigenerazione naturale sufficiente a garantirne la continuità. Il problema non consiste soltanto nella perdita attuale di esemplari, ma anche nell’assenza di una nuova generazione capace di sostituirli.

Primo segnale: assenza di vegetazione arbustiva

Per molto tempo, la vegetazione arbustiva è stata considerata un elemento improduttivo da eliminare per aumentare la superficie destinata al pascolo. Tuttavia, la sua completa scomparsa altera una parte dell’equilibrio ecologico della dehesa.

Gli arbusti contribuiscono a proteggere il suolo dall’erosione, favoriscono l’infiltrazione dell’acqua, offrono rifugio e nutrimento a diverse specie e creano piccoli microhabitat più favorevoli alla crescita di altre piante.

Alcuni arbusti svolgono inoltre la funzione di piante nutrici. La loro struttura può proteggere ghiande, plantule e giovani alberi dall’intensa radiazione solare e dal brucamento, aiutandoli a superare le fasi più vulnerabili del loro sviluppo.

Non si tratta quindi di permettere alla vegetazione arbustiva di espandersi senza controllo, ma di conservare e gestire macchie, nuclei, siepi e aree strategiche nelle quali possa svolgere le proprie funzioni ecologiche e produttive.

Secondo segnale: mancano gli alberi giovani

Una dehesa equilibrata dovrebbe comprendere alberi di età diverse. La presenza esclusiva di esemplari adulti o invecchiati indica che il processo di rigenerazione si è interrotto.

I lecci, le querce da sughero e le altre specie del genere Quercus crescono lentamente durante i primi anni. Senza protezione, possono rimanere a lungo di dimensioni ridotte ed essere particolarmente vulnerabili al consumo e al calpestio del bestiame.

La mancanza di alberi giovani può dipendere da diversi fattori, ma il documento sottolinea l’importanza di proteggere determinate parcelle, confini o nuclei e di adattare il pascolo durante i primi anni.

La semina delle ghiande o la piantumazione di giovani alberi possono integrare questi interventi. Tuttavia, il protocollo indica la rigenerazione naturale come una soluzione particolarmente efficace e sostenibile nel lungo periodo quando sussistono condizioni adeguate.

Terzo segnale: pascolo continuo e senza periodi di riposo

Il bestiame è una componente essenziale della dehesa e la sua attività contribuisce a modellare il paesaggio. Il problema si presenta quando gli animali rimangono durante tutto l’anno nelle stesse zone e la vegetazione non dispone del tempo necessario per recuperare.

Il pascolo continuo può determinare il consumo ripetuto dei nuovi germogli, impedendo ai giovani alberi e arbusti di raggiungere dimensioni sufficienti per sottrarsi al brucamento.

Il protocollo raccomanda di organizzare l’utilizzo dei terreni in base alla sensibilità di ciascuna area e di escludere temporaneamente dal pascolo le zone destinate alla rigenerazione. I periodi di riposo, le rotazioni, il pascolo guidato e la protezione di specifici nuclei permettono di rendere compatibile l’attività zootecnica con il rinnovamento della componente arborea.

Semplificare non significa sempre gestire meglio

Eliminare tutta la vegetazione arbustiva e mantenere un pascolo uniforme può facilitare alcune attività nel breve periodo. Tuttavia, questo modello riduce la diversità degli habitat e indebolisce le relazioni tra i diversi componenti del sistema.

Una dehesa ben conservata non è soltanto una combinazione di alberi ed erba. È un mosaico nel quale convivono pascoli, aree arbustive, alberi di età diverse, confini, siepi e spazi temporaneamente protetti.

Quando questa diversità scompare, il sistema perde stabilità e resilienza. Senza cambiamenti nella gestione, la lenta perdita dello strato arboreo può diventare molto difficile da invertire e condurre verso paesaggi sempre più aperti e impoveriti.

Recuperare la diversità per garantire il futuro

Per contrastare la semplificazione, LIFE ScrubsNet propone di recuperare una gestione basata sull’equilibrio. Ciò significa conservare una presenza controllata di vegetazione arbustiva, favorire l’insediamento di nuovi alberi e adattare il pascolo alle esigenze di ogni area e stagione dell’anno.

La chiave non consiste nello scegliere tra bestiame, pascoli, alberi o arbusti, ma nel gestire correttamente le relazioni tra tutti questi elementi.

Una dehesa con un futuro ha bisogno di rigenerazione, diversità di età e spazi nei quali la vegetazione possa completare il proprio ciclo. Solo così sarà possibile conservarne la produttività, la biodiversità e la capacità di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici.

SCARICA IL DOCUMENTO

Il progetto LIFE ScrubsNet è cofinanziato dall’Unione europea attraverso il programma LIFE, LIFE20 NAT/ES/000978.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *